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Il Museo
Sino all'ultimo dopoguerra le barche da carico potevano essere mosse dal vento, attraverso le vele, tirate da terra con i cavalli o spinte dagli stessi barcàri parando con lunghi remi, ossia puntandoli da una parte nel fondo e dall'altra sul petto camminando lungo il bordo da prua a poppa. In seguito questi mezzi tradizionali di propulsione furono gradatamente soppiantati dal motore entrobordo.
La sala è appunto divisa in due sezioni: da una parte i mezzi tradizionali (apparato velico, tronco dell'albero, remi, bilancini per i cavalli, sistemi funicolari), dall'altra la motorizzazione, quindi assi ed eliche, invertitore (sorta di cambio), massiccio, luci di via, modelli di rimorchiatori. Il pezzo più raro della sala è costituito dal tronco dell'albero e dalla vela maestra del burcio "Nuovo Antonio" di ben 93 metri quadrati di superficie (equivalente ad un appartamento) con il pennone di sopra di 12,30 m. di lunghezza e quello di sotto di 10,20 m.
(tratto dal volume "LA NAVIGAZIONE FLUVIALE e il Museo di Battaglia Terme" a cura di Pier Giovanni Zanetti - Editrice La Galiverna)
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